“The startup” è la storia di Matteo Achilli che non è “il Mark Zuckerberg” italiano

By dalatri 2 anni ago

Alessandro D’Alatri difende il suo film dal popolo degli “haters”, come li definisce lui quelli che in rete hanno già attaccato The Startup, il film con cui racconta la storia di Matteo Achilli, ventenne romano che con una parte dei soldi della liquidazione del padre ha messo in piedi un social network, Egomnia, il cui scopo è mettere in contatto chi cerca lavoro e chi lo offre con un algoritmo basato sul merito. “Nessuno ha mai voluto definire Achilli il Mark Zuckerberg italiano, forse qualche giornalista in qualche titolo, però la cosa interessante era che veniva riconosciuto quel meccanismo. Poi misurarlo con gli estratti conto bancari mi sembra la cosa più povera dal punto di vista umano. Quando ho letto il copione e ho incontrato il vero Matteo Achilli ho capito che mi interessava raccontare la storia di un giovane della periferia romana, figlio unico di una famiglia operaia, tre elementi che mi appartenevano profondamente. Era commovente vedere l’amore con cui questa famiglia, unica istituzione in questo paese, sorreggeva questo ragazzo. Anche io avevo un pregiudizio nel mio stupore ma invece bisogna raccontare che queste storie possono accadere anche nel nostro paese”.

Il film racconta il percorso di Achilli dalla periferia romana alla prestigiosa Università della Bocconi, dove il padre (interpretato da Massimiliano Gallo) lo manda a costi di grandi sacrifici familiari. Dalla borgata di Corviale ai salotti milanesi in breve Matteo diventa molto popolare e richiesto. Le sue relazioni, le sue amicizie, il rapporto con la fidanzata Emma: tutto viene messo in discussione.

Interpretano i giovani Matteo e Emma gli altrettanto giovani Andrea Arcangeli e Paola Calliari. “Il film non è un biopic e il fatto che io interpretassi un mio coetaneo mi ha molto tranquillizzato – ha detto Arcangeli – è vero che il film è tratto da una storia reale ma noi ci siamo presi delle libertà in quanto teatranti. Lo abbiamo fatto fin dalla sceneggiatura per raccontare una storia che andasse bene al cinema, creando dei personaggi che ovviamente si rifanno a quelli veri ma fino ad un certo”. Gli fa eco Paola Calliari: “La vera Emma l’ho incontrata una volta sola di sfuggita a teatro, il grosso lavoro è stato fatto con il regista. Abbiamo parlato molto di loro, della loro storia e vita ma poi abbiamo avuto grande libertà”.

“Il film vuole essere anche un omaggio ad una generazione di ragazzi che si impegna in quello che fa – dice D’Alatri – sono la stragrande maggioranza che hanno una passione, che si impegnano nello sport, che vivono il sacrificio di far convivere tutto questo con la scuola.Vedere che Matteo Achilli a 24 anni ha messo in piedi una società con un fatturato di tutto rispetto e quasi venti dipendenti mi sembra forte. Condividere questa energia, di chi rimane nel paese, di chi non se ne va o non ha la possibilità andarsene mi sembrava importante. Come importante raccontare che “si può fare” anche in un paese, come il nostro, fondato sulle spinte”.

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