Alessandro D’Alatri: “A 8 anni feci un provino con Visconti”

By dalatri 2 years ago

Nel suo ultimo film, The startup, in questi giorni al cinema, Alessandro D’Alatri racconta la storia di un ragazzo che nonostante le avversità e le sconfitte, riesce a sfondare nel mondo del lavoro. Un messaggio di speranza che il regista romano rivolge ai tanti giovani che difende a spada tratta su OFF.

Alessandro,  ci racconti un episodio OFF della tua carriera?
Il mio percorso professionale è stato tutto un susseguirsi di episodi off e il primo è avvenuto quando ero un bambino. Avevo solo otto anni quando feci un provino con Luchino Visconti per lo spettacolo Il giardino dei ciliegi. Io, all’epoca, non sapevo neanche chi fosse Visconti e accanto a lui c’erano Paolo Stoppa, Rina Morelli, Pino Carraro e Sergio Tofano. Mia madre era nel dietro le quinte del palcoscenico e sembrava Anna Magnani in Bellissima. Feci ridere tutti dopo aver raccontato una mia barzelletta. Quel provino mi ha cambiato la vita, perché lì ho scoperto che non erano solo i bambini a giocare ma anche gli adulti. Lo spettacolo, per me, è il più bel gioco per tutte le età.

Sei al cinema con The startup…
Dopo aver letto una prima stesura della sceneggiatura, ne sono rimasto colpito. La storia è quella di un ragazzo, figlio unico di una famiglia molto semplice, che vive nella periferia romana: elementi in cui mi sono riconosciuto. Ho trovato stimolante raccontare un ragazzo che oggi ce la può fare. Io faccio parte di quella generazione che poteva tentare e in qualche modo sono riuscito a fuggire da una situazione spiacevole. Una scena che mi ha emozionato, in particolare, è quando il ragazzo manda a suo padre un bonifico con una cifra che è il doppio di quella che lui aveva investito su di lui.

Un messaggio di speranza…
Ho due figlie ventenni. E mi rendo conto che i giovani di oggi vengono maltrattati continuamente e definiti bamboccioni o superficiali. Ma non è così: hanno una grandissima energia che però viene ingiustamente mortificata. Con The startup ho voluto raccontare una storia che esaltasse, come metafora generale, il concetto che ce la si può fare. Anche perché non capisco perché si faccia di tutto per mettere in difficoltà i più giovani: io, quando lavoro con loro, riesco sempre a percepire una bellissima energia.

Hai un passato nel mondo delle corse con le automobili…
Ho corso fino a pochi anni fa e mi sono divertito come un pazzo, mi rilassavo oltre i 280. Il coraggio, anche in quel caso, viene dal volersi mettere in gioco e dove vince chi leva il piede per ultimo, sfidando le leggi della fisica. Anche perché ai box, il secondo è il primo degli ultimi.

Attualmente a quali progetti stai lavorando?
In questi giorni sono a L’Aquila, alle prese con i casting al Teatro Stabile d’Abruzzo per il nuovo allestimento de La nuova Colonia di Luigi Pirandello, di cui firmerò la regia. Si tratta di una nuova sessione di provini per scoprire nuovi attori nell’ambito di un progetto che s’intitola Talenti.

Ancora una volta punterai sui giovani…
Il fatto è che sono affascinato da tutti questi giovani che non si arrendono e che non smettono mai di compiere sacrifici. Attraverso questi giovani, infatti, riesco a comprendere che c’è una possibilità di rinascita in questo Paese.

Guardi al futuro con ottimismo.
Il fatto è che non riesco a fare a meno di pensare che i nostri genitori e ancor prima i nostri nonni sono riusciti a rialzarsi dalle crisi legate al dopoguerra, caratterizzate dalla fame e dalla povertà. La crisi di oggi, benché sia comunque notevole, non può essere paragonata a quelle passate.

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