The startup

By dalatri 1 mese ago

 

“The Startup”, al cinema la controversa storia del fondatore di Egomnia

C’è un ragazzo che da qualche anno sta dividendo il mondo dell’innovazione. Si chiama Matteo Achilli. Viene da Roma, ha 25 anni e ha fondato Egomnia , un sito che aiuta i giovani a trovare lavoro dando un punteggio ai candidati in base alle esperienze inserite nel curriculum. Per quest’idea la Bbc lo ha definito uno dei “nuovi Mark Zuckerberg”. Una storia che adesso arriva al cinema, raccontata da Alessandro D’Alatri nel film «The Startup», in uscita il 6 aprile che ha riscatenato le polemiche.

Le accuse sono tante: i numeri del sito sono bassi, le interazioni poche, il grande salto stile Facebook non c’è stato o almeno non ancora. «Infatti né nella realtà né nel film si parla di successo, ma di un ragazzo che vuole provare a creare valore come imprenditore restando in Italia e che, per ora, ce l’ha fatta», si difende l’interessato. «I detrattori? Io credo parlino per invidia».

LA STORIA DI EGOMNIA
A pensarci bene, Achilli non poteva scegliere un nome migliore per il sito. Egomnia vuole essere una sorta di traduzione latina di «Io contro tutti». Proprio come il fondatore è sempre stato. «Il perché non me lo spiego. Io volevo soltanto dare una mano ai ragazzi in un Paese in cui la disoccupazione giovanile è al 40%». Per riuscirci, nel 2011, quando è all’ultimo anno del liceo scientifico, si inventa l’algoritmo alla base della startup. Il padre, appena licenziato, gli dà 10mila euro per realizzare il progetto. Il sito, per risparmiare, lo disegna un laureando in Informatica dell’Università di Pisa.

Intanto Matteo si trasferisce a Milano per studiare Economia aziendale alla Bocconi dove inizia a promuovere l’idea. Il sito è online nel marzo del 2012. I siti italiani si interessano progetto. Dopo il documentario della Bbc «The next billionaires», in cui viene citato, è boom. Nel giro di poco il portale arriva a 50mila utenti registrati. «Molti di più di quelli che mi sarei aspettato», confida Achilli. A quel punto servono aziende disposte a scommettere su Egomnia e a pubblicare anche lì i loro annunci. «Oggi abbiamo Microsoft, Heineken, Ericsson. Telethon ha assunto sei persone grazie a noi».

COME FUNZIONA
Il sito favorisce l’incontro tra le parti. Come LinkedIn o Monster ma decisamente più in piccolo. E allora, l’altra critica è, perché sceglierlo? «Noi ci rivolgiamo – spiega Achilli – in particolare a lavoratori under 35 di talento che finiscono in un ranking». Una classifica insomma, dai più ai meno appetibili. Poi c’è chi deve assumere e che spesso si trova a dover gestire una montagna di curricola senza i requisiti richiesti. «Per agevolarli noi facciamo un’analisi dei cv – spiega Achilli -. Con la nostra tecnologia abbiamo anche tradotto i titoli di studio. Così se si cerca un candidato con la laurea triennale verrà fuori anche chi è straniero e ha scritto “bachelor”. Presto porteremo all’interno dei siti delle aziende stesse, per catalogare ciò che arriva attraverso la casella “Lavora con noi”».

I NUMERI
Il problema restano i numeri. Le aziende partner di Egomnia, che contribuiscono a mantenere in piedi il sito con accordi commerciali, sono 1.300. Gli utenti 850mila di cui il 33% per cento risulta inattivo perché non ha fornito abbastanza dati personali. Pochi. Lo stesso vale per i contatti tra domanda e offerta: appena 60mila dal 2012 a oggi. Allora perché, tanti nell’ambiente delle startup si chiedono, Matteo Achilli è definito il prossimo Zuckerberg? Perché tante copertine? E adesso addirittura un film?

LE ACCUSE
C’è anche chi tira in ballo la sua famiglia, definita “importante”. Lui ha sempre negato. Ripete che viene da Corviale, periferia difficile di Roma. Parla di una mamma e un papà normali. Dice di avercela sempre fatta sempre e solo con le sue forze. «Senza un euro dallo Stato. Da poco ho ricevuto un importante finanziamento da alcuni investitori. Quanto e da chi non posso dirlo ma con quel denaro vogliamo attrarre aziende della Germania e del Brasile. Abbiamo assunto tre nuove persone per occuparsi di quei mercati. Ora siamo in sette». In realtà di questo progetto si era parlato già nel 2014. Come di un’espansione in Asia. A quanto pare, invece, si farà soltanto adesso, dopo l’uscita del film, prodotto da Luca Barbareschi.

IL FILM
«Io non lo conoscevo. È nato tutto per caso. Un giorno mi hanno chiamato lui e Saverio D’Ercole, il responsabile creativo. Abbiamo fatto una chiacchierata e mi hanno detto che gli sarebbe piaciuto fare un lungometraggio sulla mia storia. Era il 2013». Sia Barbareschi sia D’Alatri hanno risposto alle critiche sulla pellicola con le stesse parole di Achilli: «Questa è soltanto la vicenda di un ragazzo con un sogno che si impegna per realizzarlo». Che si gode il momento. «Il film secondo me è da serie A. Mi è piaciuto molto». Intanto la sua storia è arrivata anche in libreria. «The Startup», edito da Rizzoli, è appena uscito. Le critiche sono più lontane che mai.

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